p 92 .

Paragrafo 2 . Il positivismo inglese.

     
Introduzione.

La   fiducia  nelle  infinite  possibilit  della  scienza  trov   in
Inghilterra, nel corso del diciannovesimo secolo, un terreno culturale
estremamente favorevole al suo rafforzamento: da un lato la tradizione
dell'empirismo che da Francis Bacon in poi aveva dominato la filosofia
inglese,  dall'altro  il  processo  di  trasformazione  nei  modi   di
produzione  che  aveva fatto dell'Inghilterra la prima grande  potenza
industriale del mondo.
     Il  bisogno di metafisica sembra quanto di pi lontano  si  possa
immaginare dalla riflessione condotta dagli scienziati e dai  filosofi
inglesi.  Non solo  ancora vivo l'insegnamento di Locke,  secondo  il
quale  la filosofia non deve pi occuparsi di problemi che trascendono
le  capacit  che  essa  ha di dare risposte  (come,  ad  esempio,  la
definizione della natura della sostanza); ma, addirittura, ci si rende
conto che problemi - ai quali la metafisica aveva dato risposte dubbie
e  contraddittorie  -  possono  trovare  una  risposta  certa  nelle
scoperte  di una scienza che si ritiene capace interpretare i fenomeni
psichici  come chimica mentale: con buona pace del dualismo cartesiano
fra res cogitans e res extensa.

L'utilitarismo.
     
E'  in  questo  clima che nasce in Inghilterra, ad opera  di  Jeremiah
Bentham  (1748-1832),  la  corrente filosofica  dell'utilitarismo.  Il
motto  di  questa  filosofia  la massima felicit  possibile  per  il
maggior  numero  possibile  di persone: un principio  illuminista  che
abbiamo gi visto sostenuto anche da Cesare Beccaria.(26)
     L'utilitarismo  pone  l'attenzione principalmente  sugli  aspetti
morali e politici della riflessione filosofica: il piacere e il dolore
sono  i  fatti  veramente  importanti che determinano  l'azione  degli
uomini:  per  cui ad essi dovranno fare riferimento sia  la  normativa
morale   sia  la  legislazione  civile  (che  comunque  devono  essere
considerate    relative,   cio   suscettibili   di   cambiamenti    e
perfezionamenti adeguati al mutare delle situazioni).
     
     p 93 .
     
     Naturalmente  il  piacere  non  deve  essere  inteso  in  termini
riduttivi: i godimenti spirituali sono generalmente ritenuti superiori
a  tutti  gli  altri.  Per  quanto riguarda  il  piano  politico  sono
riconfermati i princpi fondamentali dell'illuminismo, primo fra tutti
il  diritto alla libert individuale. Sul piano economico  fortissima
l'influenza di Adam Smith, per cui l'utilitarismo fa propri i princpi
del liberismo.(27)

John Stuart Mill.
     
Cresciuto  in  questo clima culturale,(28) John Stuart Mill  sent  il
bisogno  di  approfondire la riflessione su un argomento forse  troppo
trascurato e tipicamente filosofico: la logica.
     
La critica del sillogismo.
     
Troppo  spesso, secondo Mill, la scienza ha usato in maniera  acritica
la  deduzione  sillogistica,  la  cui  evidenza  va  invece  messa  in
discussione.  Nel  terzo capitolo del secondo libro  della  Logica(29)
troviamo la celebre critica di Mill al sillogismo. Prendiamo in  esame
il sillogismo Tutti gli uomini sono mortali; il duca di Wellington  
un  uomo; il duca di Wellington  mortale(30): la mortalit del  duca
di  Wellington  (conclusione  del  sillogismo)  viene  ricavata  dalla
premessa maggiore (tutti gli uomini sono mortali), ma su che cosa  
fondata  la verit di questa premessa?(31) La risposta di Mill    che
essa  deriva solo dall'osservazione di casi particolari,  che  con  il
loro costante ripetersi hanno confermato e continuano a confermare  la
mortalit della specie umana.(32) Quindi, in realt, il sillogismo non
collega  un'affermazione universale con una particolare,  ma  soltanto
affermazioni particolari: la morte di ciascuno dei singoli uomini  (di
cui la premessa maggiore  un'espressione abbreviata, riassuntiva)
e la mortalit del duca di Wellington.
     Tutto   questo,   per  Mill,  deve  portare  alla   rivalutazione
dell'unica  vera logica che produce un effettivo aumento di conoscenza
e  una conoscenza certa: quella induttiva introdotta da Francis Bacon.
In  questo  senso la conclusione (Wellington  mortale)  rappresenta
davvero  un  aumento  di  conoscenza  rispetto  alla  premessa  minore
(Wellington    un  uomo);  ma  per  avere  la  certezza  di  questa
conoscenza dovr sottoporla a ulteriore verifica (attendere  la  morte
di Wellington).
     
     p 94 .
     
     La  generalizzazione  dei  risultati dell'esperienza  in  formule
universali  (come  le  premesse maggiori dei sillogismi)  ha  una  sua
utilit  pratica  e operativa, ma non un contenuto  certo  di  verit.
Accanto a Francis Bacon compare qui il metodo galileiano e, in genere,
della  scienza  moderna:  l'ipotesi  (universale)  formulata  in  base
all'osservazione  e  all'induzione deve essere sottoposta  a  verifica
sperimentale.
     
L'uniformit della Natura.
     
Nessuna  verifica particolare pu comunque salvare la generalizzazione
(la  legge  scientifica)  dalla critica dello scettico:  la  mortalit
della specie umana non sar assolutamente provata fintanto che un solo
uomo  sar  in  vita. Mill risponde a questa obiezione,  ponendo  come
principio fondamentale, o assioma generale, dell'induzione il  fatto
che il corso della Natura  uniforme.
     E'  abbastanza  evidente  che  anche  nel  pensiero  di  Mill  si
riproduce la contraddizione che abbiamo notato in Comte: il rifiuto di
una  conoscenza  assoluta si accompagna alla  scoperta  di  una  base
incrollabile, o alla formulazione di princpi generali o assiomi.  Ma
non si pu dimenticare la portata straordinaria - sul piano teorico  e
su  quello  pratico  -  di  scoperte come  la  legge  di  gravitazione
universale.  Dai  tempi di Mill devono passare ancora  alcuni  decenni
perch cominci a essere messa in discussione quella fisica newtoniano-
galileiana che allora sembrava davvero inattaccabile.
     
La logica delle scienze morali.
     
D'altro  canto, Mill si rende conto che il metodo della fisica  non  
trasferibile in maniera meccanica alle scienze morali, che  riguardano
l'agire  umano: la sociologia, ma anche la psicologia (che  Comte  non
aveva   preso  in  considerazione,  e  che  deve  studiare  le  leggi
elementari della mente).
     Le  scienze che studiano il comportamento individuale  o  sociale
dell'uomo si devono confrontare con una molteplicit di fattori  e  di
circostanze  che   impossibile considerare e controllare  nella  loro
totalit;  ma,  soprattutto,  devono  tenere  conto  di  un   elemento
peculiare dell'uomo: la volont.
     Per  quanto  riguarda  la  complessit dei  fattori  che  rendono
difficile  la previsione (e quindi la scienza), pu essere sufficiente
ricordare che questa  condizione comune a molti settori delle scienze
empiriche (quali la meteorologia e lo studio delle maree),  e  che  in
questi casi ci si deve accontentare di una buona approssimazione nelle
generalizzazioni e nelle previsioni.
     Diverso  il discorso sulla volont: si ripropone - osserva  Mill
-  il  problema  che, almeno dal tempo di Pelagio,  ha  diviso  nello
stesso  tempo  il  mondo  filosofico e il  mondo  religioso(33):  il
problema di stabilire se la legge di causalit si applica nello stesso
modo rigoroso alle azioni umane come agli
     
     p 95 .
     
     altri  fenomeni(34).  Per  Mill la  risposta    che  il  libero
arbitrio    una  invenzione metafisica e che i comportamenti  umani
sono  determinati dalla necessit: quindi ad essi pu essere applicato
il  principio  di  causalit.  Dati i motivi  presenti  allo  spirito
individuale  -  egli  scrive  -  e dati  inoltre  il  carattere  e  la
disposizione dell'individuo, si pu inferire infallibilmente  il  modo
in  cui agir; e che se noi conoscessimo a fondo la persona e tutte le
influenze che agiscono su di essa, potremmo prevedere la sua  condotta
con la stessa certezza con cui si pu prevedere un evento fisico(35).
     
La libert.
     
Una scienza positiva (la psicologia) in grado di prevedere la condotta
dell'uomo  sembrerebbe togliere a questo ogni spazio di  libert,  sia
sul piano individuale sia su quello sociale.
     Per  quanto riguarda l'individuo Mill fa due considerazioni molto
semplici:  la  prevedibilit delle nostre  azioni  non    affatto  in
contrasto con il nostro sentimento di libert, come dimostra il  fatto
che  chi ci conosce bene pu sapere (prevedere) quale uso faremo della
nostra libert in determinate circostanze, e solo chi ci conosce  poco
e male pu avere dubbi sul nostro comportamento; per quanto riguarda i
metafisici  sostenitori del libero arbitrio, basta  pensare  che  essi
hanno sempre affermato che La libert del volere non  inconciliabile
con la divina prescienza delle nostre azioni. Quindi prevedibilit  e
libert non sono in conflitto fra loro.(36)
     Alla  libert dell'uomo nella societ e nello stato  Mill  dedica
addirittura un'opera: Sulla libert (1859). Mill  contro  ogni  forma
di  dispotismo, compreso quello - molto pericoloso - esercitato  dalla
maggioranza  della  societ sui singoli individui: la  tirannia  della
maggioranza  peggiore di quella di un singolo despota, perch lascia
minor  mezzo  di  sfuggirle;  perch  penetra  ben  pi  addentro  nei
particolari della vita e incatena l'anima stessa(37).
     Mill  ha  sicuramente  presenti i  problemi  posti  dalle  teorie
politiche di Rousseau e dalle realizzazioni pratiche della Rivoluzione
francese;  ma ha anche davanti agli occhi l'affermarsi del  socialismo
teorico che si sta trasformando in un credo per la classe operaia  e
per le masse popolari. Le catene della schiavit dell'anima sono forse
peggiori di quelle della schiavit del corpo: la libert individuale 
inviolabile; la societ ha bisogno che la ricchezza delle  possibilit
umane  si  manifesti  liberamente in tutte le sue  forme.  La  societ
moderna  una societ politecnica, ma anche fondata sulla molteplicit
delle  espressioni in tutti i campi: quindi sulla individuale  libert
di  pensiero, di religione, di gusto, di associazione e cos  via.  E'
interessante notare come Mill argomenta la sua difesa della libert di
opinione  (una  difesa  che  pu essere  estesa  a  tutte  le  libert
individuali): L'opinione che si cerca di
     
     p 96 .
     
     sopprimere  d'autorit  pu benissimo  essere  vera;  quelli  che
desiderano sopprimerla, naturalmente contestano la sua verit: ma essi
non sono infallibili, non hanno il potere di decidere la questione per
tutto il genere umano, e di rifiutare agli altri i mezzi di giudicare.
Non lasciar conoscere un'opinione perch si  sicuri delle sue falsit
  affermare che si possiede la certezza assoluta. Tutte le volte  che
si tronca una discussione, si afferma, soltanto con questo, la propria
infallibilit: e la condanna di un tal modo di procedere  si  potrebbe
benissimo basare su questo solo argomento(38).
     
La discussione come strumento di progresso sociale.

Come  si  vede, si ripropone continuamente una sorta di ambiguit  che
caratterizza tutto il pensiero positivista: le certezze della  scienza
non  si  devono mai trasformare in uno strumento di dominio  dell'uomo
sull'uomo:  esse  sono, anzi, lo strumento della sua  liberazione.  La
scienza    comunque sottoposta al primato della  morale;  ma,  a  sua
volta, la morale  determinata in maniera scientifica.
     E'  importante sottolineare come Mill opponga la discussione alla
lotta  fra  verit  contrastanti: troncare  la  discussione  significa
affermare la propria infallibilit. Questo atteggiamento arrogante pu
provocare  grandi  pericoli per l'umanit, anche sul  piano  politico.
Mill,  che  evidentemente contrario alle teorie socialiste, riconosce
che  in esse sono affrontati problemi reali; sono problemi nati  nella
nuova  societ industriale, nella quale ci sono elementi da  mutare  e
altri  da  sostituire.  Ora - egli afferma  -  questi  problemi  vanno
analizzati,  discussi e risolti, accettando quanto nel socialismo  c'
di  buono  e  rigettando  quanto c' di cattivo.  Solo  attraverso  la
discussione,  un'opera  di savia previdenza,  e  l'applicazione  di
istituzioni  sociali  alla nuova societ sar  possibile  evitare  il
conflitto  fra  pregiudizi opposti. L'avvenire  del  genere  umano
conclude  Mill sar esposto a grandi pericoli, se le grandi questioni
rimangono  affidate alla lotta di ciechi partigiani del cambiamento  e
di avversari non meno ciechi che vorranno impedirlo(39).
     
Le donne e gli schiavi.
     
La  scienza deve combattere l'opinione che si fa assoluta e si presume
infallibile,  trasformandosi  cos  in  pregiudizio.  Uno  di   questi
pregiudizi,  che  continua a sopravvivere anche  nell'Inghilterra  del
diciannovesimo secolo,  la presunta inferiorit naturale delle  donne
rispetto agli uomini.
     Troppe  forme  di  dominio - scrive Mill -  sono  state  ritenute
naturali  da  chi deteneva il dominio, e persino  dalle  menti  pi
colte, come Aristotele. Non sosteneva forse il grande filosofo  greco
che  vi  fossero  nel genere umano nature libere  e  nature  schiave,
appartenenti le prime ai Greci e le seconde
     
     p 97 .
     
     alle  razze  barbare della Tracia e dell'Asia? E  non  era  egli
convinto anche della naturale necessit di dominio degli uomini  sulle
donne? Ma, senza scomodare Aristotele - continua Mill -, basta pensare
ai   proprietari   di  schiavi  negli  Stati  Uniti   e   nell'America
meridionale:  Non hanno essi gridato ed affermato che la  dominazione
del  bianco  sul  negro era naturale, e che la razza  nera  non  fosse
capace  di libert, ma fosse nata invece soltanto per la schiavit,  e
che  la libert del lavoro manuale era contro l'ordine naturale  delle
cose?(40).
     Mill  analizza  come  la  presunta inferiorit  naturale  delle
donne  sia  in  realt  un fatto artificiale,  la  conseguenza  di  un
processo  storico  in cui gli uomini, per trarne il proprio  esclusivo
beneficio, hanno relegato da sempre le donne ai margini della societ;
anche  nell'Inghilterra  industrializzata esse  sono  destinate  a  un
lavoro  in fabbrica sottopagato, poich gli uomini sostengono che  non
abbiano   le   doti  per  dedicarsi  alla  scienza  o  all'arte.   Per
smascherare  l'inganno Mill propone un esperimento  molto  semplice:
diamo  alle donne pari libert e pari opportunit che agli  uomini:  e
vedremo  quanto poco naturale  la loro vocazione al matrimonio,  alla
famiglia e al lavoro domestico.(41)

Charles Darwin.
     
La  grande attenzione che Comte e Mill hanno per i problemi sociali  e
una  loro  particolare sensibilit, l'amore - in Comte dichiarato,  in
Mill evidente - per l'Umanit, fanno s che il loro metodo scientifico
sconfini in generalizzazioni di tipo filosofico tradizionale.
     Avendo  presente questo rischio e volendo evitarlo, lo scienziato
inglese  Charles Darwin delimita in maniera rigorosa il proprio  campo
d'indagine.  La sua teoria dell'evoluzione, per (nonostante  egli  si
fosse  astenuto  dal  trasferirne le  conseguenze  in  campo  etico  e
religioso), avr un formidabile impatto di tipo filosofico generale, i
cui effetti operano ancora nella nostra cultura.
     
p 98 .

L'universo non ha una struttura immutabile.
     
Ancora  una  volta bisogna rifarsi a quello spartiacque  del  pensiero
occidentale  costituito dalla nascita della scienza moderna:  Galileo,
grazie  alle  sue  osservazioni  sulla superficie  della  Luna,  sulle
macchie  solari  e sulle lune di Giove, aveva dimostrato  l'omogeneit
tra  le  sfere  celesti  e il mondo sublunare;(42)  le  trasformazioni
osservabili sulla superficie terrestre sono quindi ipotizzabili  anche
per il resto dell'universo.
     Gi  la  teoria di Kant-Laplace,(43) introducendo  l'idea  di  un
processo  di formazione, di una evoluzione dell'universo, aveva  messo
in  discussione  la concezione creazionistica, per la quale  il  mondo
sarebbe uscito dalla mani di Dio cos come esso .
     E  ora,  nel diciannovesimo secolo, l'affermarsi di nuove scienze
come  la geologia e la paleontologia stava dimostrando l'esistenza  di
una  evoluzione - cio di una trasformazione nel tempo - della  crosta
terrestre e dei suoi abitanti.
     
Contro la fissit delle specie.
     
La   prima  osservazione  del  naturalista  Darwin    relativa   alla
scomparsa,  dimostrata  dalla scoperta di fossili,  di  alcune  specie
animali e vegetali. Questo mette in discussione il concetto di fissit
delle  specie:(44) ciascuna specie (animale o vegetale) ha una storia,
dalla  nascita alla morte (cio dalla sua comparsa alla sua  scomparsa
sulla  Terra) e, quindi, molto probabilmente, ha una vita  fatta  di
successive trasformazioni.
     Questa    l'ipotesi di partenza di Darwin, una ipotesi  messa  a
punto  anche  -  e  soprattutto  - grazie  all'analisi  del  materiale
raccolto in un viaggio di cinque anni (1831-1836) intorno al  mondo  a
bordo della nave Beagle, della Marina britannica.
     Un  altro elemento che concorrer alla formulazione della  teoria
dell'evoluzione  sono gli studi compiuti da Darwin sulle  tecniche  di
selezione in agricoltura e nell'allevamento del bestiame.
     Quindi  il  metodo di Darwin  perfettamente conforme  ai  canoni
del  positivismo e al grande insegnamento baconiano: l'unico punto  di
partenza  l'osservazione diretta dei fenomeni.
     
Evoluzione delle specie e selezione naturale.
     
La  teoria  messa a punto da Darwin, ed esposta nella sua  celeberrima
opera  L'origine delle specie per selezione naturale,(45) si fonda  su
questi due princpi ricavati

p 99 .

dall'osservazione:  a)  le specie sono sottoposte  a  un  processo  di
evoluzione;  b)  le trasformazioni all'interno delle  specie  sono  il
frutto di una selezione da parte della natura.
     
La polemica con Lamarck.
     
L'idea  di una trasformazione delle specie vegetali e animali era  gi
stata  espressa  da  Jean-Baptiste Monet Lamarck nell'opera  Filosofia
zoologica, comparsa nel 1809.
     Lamarck  aveva individuato l'esistenza di un legame tra  ambiente
e trasformazione degli organismi animali che consiste nell'adattamento
degli  individui  alle  situazioni  esterne,  e  aveva  sostenuto   la
trasmissione ereditaria dei nuovi caratteri acquisiti.
     Questa  teoria fu criticata da Darwin in quanto non adeguatamente
avvalorata  da osservazioni sperimentali. Come Lamarck,  anche  Darwin
sostiene  il ruolo fondamentale svolto dall'ambiente nella  evoluzione
delle  specie: non gli attribuisce, per, una funzione di adattamento,
bens una funzione completamente diversa, quella della selezione.
     Non  possiamo non ricordare il celebre esempio delle giraffe, che
illustra con chiarezza la differenza fra le due teorie: in entrambe si
riconosce che  stata la diminuzione d'erba e di arbusti nella  savana
a far s che nella specie delle giraffe avvenisse una evoluzione, cio
un  allungamento del collo per consentire loro di cibarsi del fogliame
degli  alberi  pi alti. Ma, mentre per Lamarck  la nuova  situazione
ambientale  a  produrre la trasformazione degli  individui  (in  poche
parole,  l'allungamento  del  collo  delle  giraffe)  che  verr   poi
trasmessa  per via ereditaria all'intera specie, per Darwin l'ambiente
operer soltanto una selezione: favorir, cio, la sopravvivenza e  la
riproduzione   di   quegli  individui  che  per  motivi   indipendenti
dall'ambiente (una casuale mutazione genetica) sono nati con il  collo
pi lungo.
     
Un debito con Malthus.
     
La  funzione di selezione che l'ambiente opera sulle specie animali  
legata  alla lotta per l'esistenza: cio  ben evidenziato dalle teorie
economiche di Thomas Robert Malthus (1766-1834), che nel 1798 pubblic
un  Saggio sul principio di popolazione. In esso l'economista  inglese
espone una teoria destinata a diventare celebre: la popolazione  della
Terra  aumenta  secondo  una progressione  geometrica  (1,  2,  4,  8,
eccetera),  mentre le risorse possono aumentare, nella migliore  delle
ipotesi,  secondo una progressione aritmetica (1, 2, 3, 4,  eccetera).
Se  non  intervenissero  fattori  che  ostacolano  la  crescita  della
popolazione, questa raddoppierebbe all'incirca ogni venticinque  anni.
Il principale meccanismo di freno alla crescita della popolazione  la
lotta  per  l'esistenza,  innescata  dal  divario  fra  il  numero  di
individui e le risorse disponibili: solo gli elementi pi forti e  pi
adatti a utilizzare al meglio le risorse ambientali sopravviveranno  e
si riprodurranno.

p 100 .

Il carattere originale delle ricerche di Darwin.
     
L'elemento  fondamentale che Darwin mette in evidenza in seguito  alle
sue   osservazioni,  e  che  costituisce  la  base  della  sua  teoria
dell'evoluzione,  la diversit fra gli individui della stessa specie.
Come     facile  capire,  Darwin  considera  da  un  punto  di  vista
radicalmente nuovo il concetto tradizionale di specie: anzich mettere
in   evidenza   le  caratteristiche  comuni  e  ritenere  inessenziali
(rispetto alla specie) le differenze individuali, egli sostiene invece
che  la  storia,  la  vita  e  la sopravvivenza  di  una  specie  sono
determinate proprio da quelle differenze individuali, che  la  scienza
pi  recente  ha  dimostrato essere la conseguenza di  innumerevoli  e
casuali  mutazioni  genetiche  (e quindi destinate  alla  trasmissione
ereditaria).
     Un  altro  punto  importante della teoria  darwiniana    infatti
proprio  quello  della  trasmissione ereditaria delle  caratteristiche
individuali; la sua validit  stata confermata dagli studi sul DNA.
     
L'origine delle specie.
     
Chiarito  il  meccanismo  evolutivo delle  singole  specie,  resta  da
affrontare   il   cuore  del  problema,  l'aspetto   decisamente   pi
rivoluzionario delle ricerche di Darwin: il rapporto fra le  specie  e
la loro origine.
     La  convinzione diffusa, non solo fra i teologi e i filosofi,  ma
anche  fra  gli  scienziati, era che le singole specie  abbiano  avuto
un'origine autonoma e indipendente. Contro questa convinzione,  Darwin
avanza  l'ipotesi  che  tutti  gli esseri viventi  siano  discendenti
diretti di un numero molto limitato di esseri originari: le singole
specie  non sarebbero, quindi, altro che il differenziarsi, nel  corso
dell'evoluzione, di un'unica e originaria forma di vita. Questo  porta
a stabilire relazioni di derivazione diretta fra specie diverse.
     
L'origine dell'uomo.
     
Nell'unica  catena  della vita che si  snodata per  milioni  di  anni
sulla  Terra,  l'uomo non pu costituire un'isola,  l'unica  eccezione
alle grandi leggi della natura.
     Anche  l'uomo  trae  origine da qualche forma di  vita  inferiore
(che  lo  precede nel processo evolutivo) e dalla selezione  naturale.
Queste  conclusioni furono esposte da Darwin nella sua opera L'origine
dell'uomo, pubblicata nel 1871.
     Darwin  espone  con  grande semplicit e  chiarezza  i  risultati
delle  sue osservazioni: L'uomo pu ricevere dagli animali inferiori,
e comunicare loro, certe malattie. Questo dimostra l'affinit dei loro
tessuti  e  del  sangue  tanto  nella minuta  struttura  quanto  nella
composizione, assai meglio di quanto non faccia il loro  confronto  al
microscopio, o mediante l'analisi chimica pi accurata(46).
     
     p 101 .
     
     L'uomo   e  tutti  gli  altri  animali  vertebrati  sono   stati
costruiti  sullo stesso modello generale, e quindi dobbiamo ammettere
la loro origine comune.(47)
     Come  si  vede, il discorso di Darwin va ben al di l  ed    pi
profondamente  sconvolgente  della semplificazione  che  ne  fu  resa,
secondo la quale l'uomo deriva dalla scimmia.(48) E le reazioni furono
violente.
     
Intelletto quasi divino e infima origine.
     
Darwin  si  rende  conto  che  l'uomo  -  che  si    sempre  ritenuto
discendente  di semidei o creatura privilegiata di Dio -  rifiuti  una
origine comune con gli animali inferiori; in qualche modo lo capisce e
lo scusa e - nelle pagine finali dell'Origine dell'uomo - sembra quasi
voler  suscitare nell'umanit nuove speranze (anche se gli  scienziati
non  devono  occuparsi  di  speranze):  se  l'uomo,  che  con  il  suo
intelletto quasi divino ha penetrato i misteri dell'universo e  ne  ha
ricavato una conoscenza scientifica, altro non  che un momento di  un
lungo  processo  evolutivo  iniziato da  infime  origini:  pu  dunque
aspettarsi un destino ancora pi elevato in un lontano futuro.(49)

p 102 .

L'importanza di Darwin.
     
In  seguito  alla formulazione delle teorie di Darwin,  nelle  scienze
umane viene introdotto un concetto dirompente: fra le specie animali e
l'uomo c' una continuit che riconduce anche i fenomeni dello spirito
(quelle   che  la  psicologia chiama funzioni  superiori),  quali  i
fenomeni  della  sfera emotiva-affettiva, della sfera  intellettiva  e
della  sfera  sociale,  a processi analoghi a quelli  dell'adattamento
all'ambiente di tutti gli organismi viventi. Per la prima volta l'uomo
 inserito nella catena della natura: anche se in quella catena egli
rappresenta  l'anello pi alto, d'ora in poi la scienza dell'uomo  non
pu  prescindere  dalla  ricostruzione di  quella  catena.  L'idea  di
evoluzione  e quella di adattamento - inteso come processo  attivo  di
interazione fra individuo e ambiente - diventano concetti  chiave  per
le  scienze che compariranno tra la fine dell'Ottocento e i primi  del
Novecento  (psicologia comparata fra il comportamento umano  e  quello
animale,  psicologia evolutiva, etologia) e per il perfezionamento  di
quelle gi comparse (sociologia, antropologia).
     E'  lo  stesso Darwin che applica per primo questi concetti  allo
studio dell'uomo, ad esempio analizzando (anche attraverso l'uso della
fotografia)   le  espressioni  umane  e  animali  in  relazione   alle
emozioni  (L'espressione delle emozioni nell'uomo e  negli  animali,
1872)   e   osservando  le  fasi  evolutive  del  bambino  fin   dalla
nascita.(50)
     Una  interessante ripresa dell'evoluzionismo di Darwin - ma anche
di  alcuni  aspetti della teoria di Lamarck - in campo  scientifico  e
filosofico    operata,  negli anni Sessanta  del  nostro  secolo,  da
Jacques Monod ed espressa nel suo celebre saggio, del 1970, Il caso  e
la necessit.(51)

Herbert Spencer.
     
Il  trasferimento  alle nuove scienze dell'uomo del  metodo  elaborato
nelle  scienze  fisiche  e  naturali   -  come  abbiamo  visto  -  la
caratteristica essenziale del positivismo. Le teorie evoluzionistiche,
di  Lamarck  prima  e  poi  di  Darwin, forniscono  nuove  indicazioni
metodologiche e di contenuto che l'inglese

p 103 .

Herbert Spencer vuole applicare a tutte le singole discipline, incluse
la  psicologia  e  la  sociologia. Del resto lo  stesso  Darwin  aveva
individuato questa possibilit di sviluppo delle proprie teorie.
     Spencer, come Comte, cerca la legge generale che regola tutta  la
realt e pensa di averla trovata nella legge dell'evoluzione.
     Il  processo  evolutivo  , per Spencer,  un  continuo  passaggio
dall'omogeneo  all'eterogeneo, cio dall'indefinito  al  definito.(52)
Ricordiamo  ancora la teoria di Kant-Laplace sull'origine del  sistema
solare,  per  la quale dall'omogeneit della nebulosa  si  passa  alla
eterogeneit  e  alla  definizione dei singoli pianeti.  Ma  si  pensi
soprattutto a Darwin, secondo il quale da una forma di vita originaria
(omogenea)   si  passa,  attraverso  i  gradi  dell'evoluzione,   alle
differenti  specie  e  alla  loro sempre maggiore  diversificazione  e
definizione.
     
La psicologia.
     
L'applicazione  dei princpi dell'evoluzionismo alla  struttura  della
mente  umana  e  alle sue facolt conoscitive  implica  due  rilevanti
novit:  la  messa  in discussione di una struttura  immutabile  della
ragione; la presenza nel processo conoscitivo di fattori che vanno  al
di  l dell'esperienza individuale. Questi due elementi portano a  una
diversificazione   critica  della  psicologia  spenceriana   sia   nei
confronti  del  razionalismo, del kantismo e dell'idealismo,  sia  nei
confronti dell'empirismo.
     Le  tradizioni del razionalismo, del kantismo e dell'idealismo si
fondano  su  forme diverse di innatismo: le idee innate di  Descartes,
l'innatismo  virtuale di Leibniz, le forme a priori  di  Kant  e  il
procedimento  dialettico della Ragione di Hegel. Da  questo  punto  di
vista l'oggetto viene sempre in qualche modo determinato dal soggetto,
che  conserva invariati alcuni elementi della sua struttura. Dal punto
di  vista  evoluzionistico, invece, soggetto e oggetto  subiscono  una
trasformazione  continua  dovuta alla  loro  interazione,  che  poi  
l'interazione fra individuo e ambiente. Gli strumenti della conoscenza
non sono, quindi, a priori, ma il prodotto della selezione naturale.
     Sul   versante   opposto,  l'empirismo  fondava   la   conoscenza
sull'esperienza diretta e individuale dell'oggetto, negando ogni forma
di  presenza  a  priori  nella  mente dell'uomo,  e  considerando  gli
eventuali  residui aprioristici della conoscenza come  pregiudizi.  La
condizione ideale per la conoscenza, secondo gli empiristi  a  partire
da  Francis Bacon,  una mente del tutto sgombra, una tabula rasa. Dal
punto  di vista evoluzionistico, invece, la mente ha gi una struttura
conoscitiva   ereditata  dall'individuo  proprio   all'interno   della
specie.(53)

p 104 .

L'enciclopedia delle scienze.

L'obiettivo di Spencer  comunque quello di mostrare come  i  princpi
evoluzionistici  costituiscano  l'elemento  unificante  di  tutte   le
scienze  e  consentano quindi l'elaborazione di una enciclopedia  in
senso hegeliano piuttosto che illuminista, cio una organizzazione del
sapere  ricondotto  a una sua unit organica e strutturale.  In  altre
parole,  anche  in  Spencer  lo spirito  di  sistema  prevale  sullo
spirito sistematico.
     Il  risultato  di questo sforzo di Spencer per la costruzione  di
un sistema  costituito dai Primi princpi (First Principles) del 1860-
1862;  un  lavoro successivamente articolato nei Princpi di  biologia
(Principles of Biology) del 1864-1867, nella rielaborazione del  1870-
1872  dei  Princpi  di  psicologia  (Principles  of  Psychology)  gi
pubblicati  nel  1855,  nei  Princpi  di  sociologia  (Principles  of
Sociology)  del  1877-1896  e nei Princpi  di  etica  (Principles  of
Ethics) del 1879-1893.
     
La sociologia.
     
Il  contributo  pi  rilevante  dato da  Spencer  alle  nuove  scienze
dell'uomo,  all'interno  della  concezione  positivistica,     quello
relativo alla sociologia.
     La  sociologia  di  Spencer si differenzia in maniera  abbastanza
netta  da  quella di Comte per l'importanza attribuita  all'individuo.
Mentre  nella  sociologia comtiana il sociale,  visto  come  un  unico
organismo,  prevale  sull'individuale,  nella  sociologia  spenceriana
l'attenzione    rivolta  ai singoli individui  che  costituiscono  la
societ.
     Questa   visione      coerente  con   la   concezione   generale
dell'evoluzione    come   passaggio   dall'omogeneo    all'eterogeneo.
L'evoluzione delle societ umane  un continuo passaggio da  strutture
sociali  e  politiche che disconoscono l'individuo  ad  altre  che  ne
riconoscono progressivamente il valore e la libert e nelle quali  gli
elementi di coercizione tendono a diminuire.
     Il  primo  stadio  della  societ   una  riunione  omogenea  di
individui  che hanno poteri simili e simili funzioni. Ben  presto  si
passa  a una prima differenziazione: quella fra governanti e governati
(L'autorit  dei  pi forti e dei pi astuti  si  fa  sentire  fra  i
selvaggi,  come in un branco di animali o in un'adunanza di scolari).
In una fase successiva il potere supremo diviene ereditario, e ad esso
si  affianca  -  nella progressiva articolazione della  societ  -  il
potere religioso: abbiamo cos la classe dei governati e la classe dei
governanti, quest'ultima suddivisa in secolare e religiosa. Nel  corso
della  storia  le classi dei governanti, sia laici sia  religiosi,  si
sono  sempre  pi  differenziate al loro interno  (monarca,  ministri,
Camera  dei  Lord,  Camera  dei Comuni, governi  provinciali,  governi
municipali,  eccetera; arcivescovi, vescovi, unioni delle  parrocchie,
parrocchie,  eccetera). Nel frattempo anche la classe dei governati  
andata  differenziandosi, fino ad arrivare a quella minuta  divisione
del lavoro che caratterizza le nazioni avanzate.(54)
     La  societ industriale moderna e l'ordinamento politico liberale
costituiscono  -  per Spencer - lo stadio pi avanzato dell'evoluzione
sociale, in cui l'individuo gode della maggiore libert possibile  dal
momento che la coercizione si avvicina a un minimo.
     
     p 105 .
     
     Spencer  non  nega  che la societ industriale  presenti  aspetti
anche molto negativi per alcuni individui, ad esempio per quanti  sono
costretti a lavorare in condizioni durissime nelle fabbriche; ma anche
costoro  -  egli osserva - godono della massima libert; sono  liberi,
contrariamente  a quanto avveniva nei precedenti stadi dell'evoluzione
sociale,  da ogni coercizione: Sebbene ora il lavoratore  sia  spesso
spietatamente costretto dalle circostanze, e null'altro abbia  davanti
a  s  che dure condizioni, tuttavia non  costretto da un padrone  ad
accettare queste condizioni(55).
     Le  proposte  che  fanno  i  socialisti  per  superare  le  dure
condizioni  di  vita  e  di  lavoro degli  operai  sono  per  Spencer
inaccettabili,  perch  esse, alla luce della teoria  dell'evoluzione,
riporterebbero  a  uno stadio precedente, in cui  negata  la  libert
degli  individui:  dal desiderio di un nuovo modo  di  organizzare  il
lavoro  nasce  la  riproposizione  del  vecchio,  anche  se  in  forma
modificata.   Non  pi  -  dicono  i  socialisti  -   sotto   padroni
individuali, ma sotto la comunit come padrone. Con questo -  osserva
Spencer  - gli individui tornerebbero a non essere pi padroni  di  se
stessi, come non lo erano in passato: Non pi possedendo se stessi  e
facendo  il  miglior  uso possibile delle loro  forze,  gli  individui
devono  essere posseduti dallo Stato, che non solo li guida,  ma  deve
dirigere le loro fatiche(56).
     E'  facile  vedere  in  queste posizioni di  Spencer  il  trionfo
dell'ideologia liberale, il mito della libert individuale intesa come
concetto astratto, collocata cio all'interno di una societ in cui le
circostanze  sono considerate in maniera astratta, senza  tener  conto
dell'agire   dei  padroni,  cio  dell'interazione  fra  individuo   e
ambiente, che pure  un principio fondamentale dell'evoluzionismo.
     
Contro il totalitarismo burocratico.
     
C'  comunque  un aspetto della critica di Spencer al  socialismo  che
merita di essere ricordato: con una notevole capacit di previsione il
filosofo inglese mette in guardia contro la possibilit - che per  lui
  certezza  - di degenerazione burocratica della societ  socialista.
Uno stato che possiede tutti i mezzi di produzione e che predispone  e
controlla  tutti gli aspetti della vita degli individui ha bisogno  di
un  vasto  ed elaborato corpo amministrativo: regolatori  di  piccoli
gruppi  soggetti  a regolatori pi alti, e cos via, attraverso  gradi
successivamente  superiori,  fino a  un'autorit  centrale,  la  quale
coordini le numerose attivit della societ nei loro generi e nei loro
risultati.  Questi funzionari - continua Spencer  -  dovranno  essere
pagati  con  una  parte della ricchezza prodotta dai lavoratori  (come
nella  societ capitalista), ma siccome i loro stipendi saranno  assai
inferiori  alla parte di ricchezza che la classe dirigente capitalista
trattiene  attualmente  per  s, sar  pi  facile  per  i  lavoratori
sottomettersi  ai  loro ordini, perch i funzionari sono  sentiti  pi
vicini ai lavoratori sul piano del reddito.
     Si  produrr, comunque, una struttura sociale simile a quella  di
un esercito: essa  semplicemente una irreggimentazione civile simile
a quella militare e stabilisce una subordinazione industriale simile a
quella militare.
     
     p 106 .
     
     Certamente  questa struttura garantirebbe risultati  dal  momento
che  sarebbe  in  grado  di  frenare  l'egoismo  [...],  l'ozio,   la
negligenza,  le  contese, la violenza [...] e si  insisterebbe  su  un
lavoro  efficiente.  Ma  cosa  potrebbe succedere  all'interno  della
burocrazia  che  governa lo stato? Possedendo,  in  custodia  per  la
comunit,  tutta  la  terra, il capitale, i mezzi  di  transito  e  di
comunicazione, come pure tutta la polizia e la forza militare  che  si
dovesse   mantenere,  questa  onnipotente  organizzazione   ufficiale,
composta  di  uomini caratterizzati in media da un egoismo  aggressivo
simile  a quello che manifestano i lavoratori, ma non sottoposta  come
questi  a  una  qualsiasi  autorit  pi  alta,  deve  inevitabilmente
avvantaggiarsi a spese dei governati: i poteri elettivi dei  governati
sono  presto resi impotenti a impedirlo, poich, come sempre  avviene,
un grande corpo disorganizzato non pu gareggiare con un piccolo corpo
organizzato.   In   tali   condizioni   vi   sarebbe   una   crescente
appropriazione  della  ricchezza generale da  parte  di  queste  nuove
classi  governanti,  una  sempre  maggiore  separazione  di  esse  dai
governati,  e un progressivo innalzamento a un ordine superiore.  Deve
sorgere  una  nuova aristocrazia per il sostentamento della  quale  le
masse  faticherebbero;  questa,  una volta  consolidata,  userebbe  un
potere   molto   pi  grande  di  quello  di  qualunque   aristocrazia
passata.(57)
     
Il fardello dell'uomo bianco.
     
Le   nazioni  pi  avanzate,  che  rappresentano  il  grado  pi  alto
dell'evoluzione sociale, non solo impediranno un ritorno al passato  -
come  quello che sarebbe rappresentato dal socialismo -, ma  hanno  un
compito fondamentale da assolvere: esse costituiscono infatti il punto
di  partenza per una ulteriore evoluzione sociale che porter a  stadi
ancora pi alti e a benefici ancora maggiori, arrestando quei processi
di  ritorno  alla  barbarie  che sono ancora  presenti  nella  societ
attuale. Le nazioni pi elevate, cui appartiene l'uomo bianco  della
celebre  poesia  di  R.  Kipling(58), hanno un compito  da  assolvere:
esercitare una suprema autorit per guidare l'umanit nel progresso
effettivo verso quell'equilibrio tra costituzione e condizioni  -  tra
facolt  interiori  e  necessit esteriori -  implicato  dallo  stadio
finale dell'evoluzione umana(59).
     In  questo quadro  presente con grande chiarezza lo spirito  che
muove  e  giustifica, agli occhi di intellettuali e filosofi in  buona
fede,  la  politica  imperialista delle  grandi  potenze  europee  nel
diciannovesimo secolo.
     Ci  saranno - conclude Spencer - piccole comunit umane e  alcune
zone  geografiche  che  resteranno fuori  da  questo  grande  processo
evolutivo,  ma si tratter di fenomeni marginali che non intaccano  il
movimento  generale di progresso: L'evoluzione sociale  in  tutto  il
futuro,  come l'evoluzione sociale in tutto il passato, mentre produce
poco a poco societ pi alte deve
     
     p 107 .
     
     lasciare  esistere molte societ inferiori. La variet di  uomini
adatti  qui  a  regioni inclementi, l a regioni che sono  sterili,  e
altrove a regioni disadatte a nutrire vaste popolazioni per l'asprezza
della superficie o l'insalubrit, continueranno, con ogni probabilit,
a  formare piccole comunit di semplice struttura. Inoltre, durante le
future  gare tra le razze pi elevate, saranno probabilmente lasciate,
nelle  regioni meno desiderabili, le nazioni minori formate da  uomini
inferiori; contemporaneamente le pi forti si espanderanno su tutte le
grandi superfici desiderabili per clima e fertilit(60).
     
Il problema della diversit.
     
Spencer, considerando la societ come un organismo non avente una  sua
propria  coscienza e identit, ma come un organismo determinato  dalla
volont,  dalla coscienza e dalle caratteristiche degli individui  che
lo  compongono,  ripropone l'importante problema del rapporto  fra  la
molteplicit  degli  esseri  e  la loro unificazione  nella  struttura
sociale.
     Spencer  rifiuta con decisione - come abbiamo visto - ogni  forma
di  societ chiusa, autoritaria e negatrice dell'individuo e della sua
libert:  non solo l'ipotetica (ai suoi tempi) societ socialista,  ma
anche quegli aspetti di societ militare che sono ancora presenti  nel
capitalismo  industriale (poich la societ industriale moderna    al
momento il gradino pi alto raggiunto dall'evoluzione; ma non  ancora
il gradino pi elevato).
     La   grande  attenzione  all'individuo,  al  particolare  e  alla
differenza,   porta  per  Spencer  a  considerare  come   naturali,
all'interno del processo evolutivo, tutte le diversit: la  scienza  -
secondo Spencer - spiega e giustifica l'esistenza di societ, di razze
e  di  individui  superiori e inferiori, dando cos un contributo  non
indifferente  all'affermazione, nell'Europa colta e  avanzata,  di  un
modo  di  pensare le cui conseguenze saranno evidenti  a  distanza  di
pochi decenni.
